Amina Sboui, (ex) Femen, “aggredita” a Parigi

10 lug 2014Esmehen Hassen

Amina Sboui, (ex) Femen, “aggredita” a Parigi



 Amina Sboui, ex Femen, a Parigi lo scorso lunedi. (Foto Miguel Medina. AFP)

Amina Sboui, ex Femen, a Parigi lo scorso lunedi. (Foto Miguel Medina. AFP)

Amina Sboui, 19 anni, tunisina e meglio conosciuta con il nome di Amina Femen, ovvero colei che nel marzo 2013 aveva causato numerose polemiche, postando su Facebook alcune sue foto in topless in segno di protesta contro la discriminazione di genere, ha stavolta utilizzato il social network per affermare si essere stata aggredita da cinque uomini, lo scorso 6 luglio, nel centro di Parigi.

Condividendo questa sua esperienza sulla sua pagina Facebook, a poche ore di distanza dall’aggressione, Amina ha raccontato:

“Alle 5 del mattino, in Place de Clichy, cinque persone hanno cominciato a insultarmi e mi hanno costretta a lasciare la stazione della metropolitana e a telefonare agli amici che erano stati con me, per dire loro che ero tornata a casa! Per strada, mi hanno presa. Ho gridato, e nessuno si è fermato. Non avevo abbastanza batteria al cellulare per riuscire a chiamare la polizia! Mi hanno rasato le sopracciglia e i capelli, mi hanno detto che non meritavo la bellezza che Allah mi aveva dato. Mi hanno chiamato “puttana” e mi hanno detto: ” Ti violenteremo e Allah ci ricompenserà per questo!”. In quel momento, ho cominciato a supplicarli e a dire loro che io sarei diventata di nuovo musulmana e che ho letto il Corano,  così mi hanno lasciata andare. (…)”

Ad accompagnare questa descrizione, Amina ha poi pubblicato una foto di lei con i capelli corti, le sopracciglia rasate e un pugno chiuso e premuto sullo specchio che riflette la sua immagine, aggiungendo al post la frase: ” Andrà bene, andrà tutto bene, stay strong.”

Dopo aver condiviso queste testimonianze con il mondo virtuale,  lunedi Amina sarebbe poi andata alla stazione di polizia per denunciare l’aggressione, sottoscrivendo un verbale con la dicitura  “violenza con l’uso di un’arma da taglio”, secondo quanto riportato da Le Nouvel Observateur.

Mentre la polizia francese sembra quindi aver avviato un’indagine in merito, sul web intanto le reazioni alla condivisione  e al racconto dell’aggressione subita da Amina non si sono fatte attendere, variando notevolmente dalla solidarietà e il supporto alla giovane, allo scetticismo manifestatosi persino con una certa violenza verbale e pericolosità.

In molti l’hanno infatti accusata di aver mentito e di aver inscenato il tutto, molti notando soprattutto come la metropolitana di Parigi risulti essere ancora chiusa alle 05:00 del mattino e inducendo così Amina modificare l’orario indicato nel suo post su Facebook, posticipando l’ora del suo presunto attacco alle 06:15.

A questo proposito, per stabilire la veridicità o meno delle dichiarazione rilasciate da Amina,  fonti della polizia hanno riferito alla stazione radio Europe 1, che le indagini in corso mirano ad ottenere una descrizione dettagliata degli autori dell’aggressione e delle modalità con cui questa è avvenuta, prevedendo anche l’utilizzo di telecamere di sorveglianza.

Utilizzando ancora i social network, Amina si è poi rivolta ai suoi aggressori lo scorso lunedì quando ha pubblicato una foto di se stessa insieme con esponenti del collettivo femminista  “Les effronté-es” o “ragazze insolenti”. Nella foto in questione, appaiono cinque donne con “incise”, sul loro petto nudo, le parole: “Le femministe sono come i capelli. Quando li  radi, ricrescono più forti “

“Abbiamo deciso di sostenere Amina, perché il suo è stato, ovviamente, un attacco sessista ossia con una vera e propria connotazione sessuale, come  dimostra il fatto che gli aggressori abbiano voluto sbarazzarsi dei suoi capelli nel semplice tentativo di denigrarla”. Così Fatima-Ezzahra Benomar, membro di Les effronté-es , ha commentato l’accaduto.

“Per le femministe, è una vecchia storia il fatto che ogni volta che una donna sostiene di essere stata aggredita, le sue parole vengono messe in discussione “, ha continuato poi commentando le reazioni scettiche verso il racconto di Amina.

Nel frattempo, la stessa Amina avrebbe però rimosso dalla sua pagina Facebook molti dei suoi messaggi e status, compreso quello in cui sosteneva di essere stata aggredita, azione che non ha mancato di destare numerosi rumors e sospetti.

Ciò che è bene ricordare a tal proposito, è forse la controversa storia di Amina.

La storia di un ex membro delle Femen, l’organizzazione femminista internazionale con sede in Ucraina e che pretende di lottare contro il patriarcato attraverso l’utilizzo del corpo femminile, che aveva scatenato tantissime polemiche in Tunisia dopo la pubblicazione delle sue foto in topless nel marzo 2013. La storia di una ragazza che è stata arrestata ed è rimasta in carcere per due mesi nel 2013 ( dal 19 maggio al 1 agosto), con l’accusa di aver scritto la parola “FEMEN” con una bomboletta spray su un muro del cimitero della città di Kairouan (Tunisia) nel corso di un comizio del movimento religioso Ansar Al-Sharia. La storia di una giovane donne che, una volta scarcerata, si trasferisce a Parigi e contemporaneamente abbandona il movimento Femen perché improvvisamente da lei considerato “islamofobo”. La storia, quindi, di una personaggio mediatico con diverse luci ed ombre.

Mentre la vicenda della sua aggressione continua ad essere denigrata sui social network,  l’avvocato di Amina, Martin Pradel, avrebbe comunque dichiarato che, al di là della diffidenza e dei sospetti esterni,  il resoconto fatto da Amina è da considerarsi indiscutibilmente molto chiaro e dettagliato.

Contattato dal sito d’informazione Business News, Pradel avrebbe infatti sostenuto che “Amina è stata attaccata perché incarna una certa libertà di espressione, ovvero poiché  incarna la libertà di coscienza e di opinione. Le sue opinioni non piacciono a tutti e non tutti condividono il suo modo di esprimersi, per quest motivo lei è il bersaglio designato di un oscurantismo religioso violento, soprattutto in qualità di donna.” 

Sebbene quindi Amina sia un personaggio di non facile definizione, in conclusione, l”aggressione e le minacce sono però da considerarsi inaccettabili. Spetterà quindi adesso alla polizia francese il compito di accertare l’accaduto ed eventualmente  assicurarne gli autori alla giustizia.

a cura di Esmehen Hassen


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