Il dissenso prima delle Pussy Riot

Un
certo ’mondo agostano milanese’ ha reagito con indignazione alla condanna delle russe Pussy
Riot. Per
i militanti di ’AnnaViva’, l’Associazione in memoria della giornalista Anna Politkovskaja: "E’ l’ennesimo tentativo di schiacciare la libertà di parola
nel Paese
".Al grido di "condanna inaccettabile" si sono uniti in molti, da Madonna a Elio e le storie
tese
. Si è quindi manifestato sotto la bandiera Expò della Russia. Solidarietà
alle cantanti punk
processate
e condannate dalla giustizia russa. 

Bisogna riflettere: sanno qualcosa della
loro storia queste ragazze? In superficie sappiamoche sono un
collettivo punk
rock russo,
femminista e politicamente impegnato nella città di Mosca. Coperte da
passamontagna, fanno ’spesa proletaria’ nei supermercati e ’sesso libero’ nei
musei. Loro ’preghiere’ sono state recitate, cantate e danzate nella Cattedrale
di Cristo Salvatore contro lo “zar” Putin e la religione ortodossa.

 L’indignazione
d’agosto dovrebbe invece concentrarsi sulla foto che ritraeva due femministe del
gruppo ’Femen di Kyiv’ mentre segano una croce eretta per celebrare le vittime
della repressione politica sovietica
. Quello che si sa di loro, o quello che
loro non sanno del passato che coinvolse i loro padri, quello infine che noi
dell’agosto milanese dimostriamo di non sapere, fanno dell’insieme un quadro
grottesco, su cui riflettere. E’ questo il disssenso? Sono queste, dopo venti
anni di libertà dal comunismo in Russia, le forme colte del libero
pensiero?

26
maggio 1967: lo scrittore russo Georgij Vladimov scrive al Presidium del
Congresso degli scrittori sovietici: "….il compito principale dei
convegni degli Scrittori non consiste nel fare l’elenco delle nostre
meravigliose vittorie letterarie, nel salutare gli ospiti stranieri, nel
consolidare i rapporti con i popoli dell’Africa o del Vietnam in guerra; il
nostro dovere principale consta nell’essere uniti col nostro popolo e nel
risolvere le questioni più scottanti. Senza di questo la letteratura sovietica
non può vivere e svilupparsi
". Di fatto i testi venivano distorti e
mutilati. Lo scrittore fu espulso dal partito. La libertà di espressione si
realizzò con i ’samizdat’,
le pubblicazioni clandestine.

 Lo
scrittore Arkadij Belinkov si licenziò dal sojuz
pisatelej, l’unione
degli scrittori sovietici: "L’Unione è stata concepita per governare la
letteratura, per fornire ciò di cui necessita ad un potere spietato,
intollerante, ignorante, vorace. E’ un’istituzione di questo stato
poliziesco
".

 Primo
agosto 1973, il KGB arresta la dattilografa che aveva scritto ’Arcipelago Gulag
di Solzenicyn, Elizaveta Voronjnskaia. Liberata dopo cinque giorni di
interrogatori, si suicida.
L’anno dopo Solzenicyn è espulso dall’unione
sovietica.

Bisogna
tornare alle ragazze che segano la croce: fino a che punto le vittime delle
repressioni politiche sovietiche erano entrate nella loro coscienza femminista?

Alle giovani di cortissima memoria storica va ricordato (e non sono escluse le
nostre indignate d’agosto) che dopo l’implosione dell’URSS (1991) fu istituita
una commissione d’inchiesta, incaricata di fare luce sui crimini del regime
sovietico. Furono scoperti (lo sa il gruppo Femen di Kyiv?) gli ordini
operativi dell’Nkvd (commissariato del popolo agli interni) che avevano dato inizio alle ’epurazioni di massa’ del 1937-1938, oltre a vari ’libri di
fucilati’ compilati dall’Nkvd di Mosca, sulla base di migliaia di “certificati
di esecuzione della sentenza’ compilati dagli esecutori.

Sorvoliamo
sulle cifre, in migliaia, e sulle conseguenti fosse comuni nei ’poligoni
segreti’. Alla periferia di Mosca, dove le fanciulle punk hanno dimostrato il
loro diritto all’opinione in condizioni da regime, c’è il ’poligono di tiro’ di
Butovo, ’zona a destinazione speciale’ dell’Nkvd
: là solo, erano state sepolte
20.761 persone.
Tralascio altri carnai sovietici. La chiesa ortodossa ha
valorizzato quel sito e vi ha eretto una grande croce,
lì trasportata dalle isole Solovki, l’inferno concentrazionario staliniano.

Il
30 ottobre 2007, in occasione del Giorno della memoria delle vittime delle
repressioni politiche e del settantesimo anniversario del Grande Terrore,
l’Associazione Memorial ha presentato un allarmante bilancio sul silenzio che ,
nella Russia odierna, tende a cancellare il ricordo dei massacri di massa
durante lo stalinismo.

Ricordiamo
alle tante ’Pussy’, specie a quelle nostrane, ciò che è ormai indispensabile
sapere, sulla dignità e il valore della persona umana, come ha detto il filosofo
russo Nikolaj Berdijaev (1874-1948),espulso nel 1922: "l’uomo è un ponte
che unisce due estremità: il Cielo e la Terra, per cui si risponde sia a Dio che
alla Storia".
Nessuno è (né sarà) legittimato a cercare rifugio e giustificazioni
in entità trascendenti come la Chiesa, lo Stato, il Partito. Dunque (d’estate e
in altre stagioni) in nome di presunti fini
superiori, è
ormai ingiustificabile l’emergenza
del male. E’
indispensabile che siano tolte le restrizioni all’accesso ai documenti
d’archivio per rendere patrimonio di ognuno (soprattutto da noi) la realtà dei
crimini di massa sovietici. Le croci
che ne documentano gli orrori non vanno segate. Un
museo internazionale della mente andrebbe consacrato alla violenza dello Stato
totalitario dovunque lo abbiano eretto.

 Il
Grande Terrore non è soltanto un avvenimento centrale della storia sovietica, è
un avvenimento centrale della storia mondiale. Il Gulag, la Kolyma, il 1937,
sono – come Auschwitz e Hiroshima – simboli universali del XX secolo- a patto
che, in ogni occasione, si cerchi la verità, oltre il varietà.

Via: lindro.it


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