La storia di Amina Tyler, la diciannovenne tunisina condannata alla …

Amina Tyler è una ragazza tunisina che nel suo paese rischia la vita. La sua storia non ha fatto moltissimo scalpore in Italia, ma per il suo paese la colpa che ha commesso è una delle più gravi


di Ilaria Sulla 

Amina ha solamente 19 anni ma le idee ben chiare: per lei il corpo della donna è di sua proprietà, e non ha nessuna paura a dirlo. La ragazza ha pubblicato sul suo profilo Facebook una fotografia del suo seno nudo, scrivendosi sulla pelle: “Il mio corpo è solo mio e non è la fonte dell’onore di nessuno”. Da quel momento la ragazza è stata messa a tacere. Secondo il quotidiano tunisino “Kapitalis”, l’imam Adel Almi ne ha chiesto l’immediata punizione: condanna a morte tramite lapidazione. La giustificazione è la seguente: “Il suo atto potrebbe essere contagioso e fornire un’idea ad altre donne. Bisogna dunque isolarla”.

Bisogna infatti ricordare che in Tunisia, come in molti altri paesi del mondo, troppe volte la libertà viene calpestata da divieti e precetti, soprattutto quella di esprimere il proprio corpo in totale autonomia. La nudità è ancora capace di scatenare l’ira dei potenti o addirittura, come nel caso di Amina, smuovere maledizioni: contro la ragazza è stata infatti lanciata una “fatwa”, ovvero una sentenza di condanna a morte, per il suo gesto “blasfemo” e per la possibilità che questo possa “contagiare” altre donne. Il gesto di Amina ha suscitato l’ira non solo di uomini, ma anche di alcune donne, prime fra tutte le appartenenti al gruppo “Muslim Women against Femen”, che rivendica la distinzione tra le “vere” donne musulmane e quelle che non rispettano i dettami religiosi.

La stampa non si è particolarmente interessata a questo caso, almeno fino a quando il movimento di femministe ucraine “Femen” ha organizzato diverse manifestazioni in tutta Europa. A Bruxelles, Milano, Kyiv e Parigi, gruppi di femministe a seno nudo hanno protestato in nome di Amina davanti a moschee ed ambasciate.

Ma intanto Amina era sparita. Alcuni sostenevano che fosse stata internata in un ospedale psichiatrico, altri che fosse stata isolata dalla famiglia per curare la sua “follia” con dosi massicce di antidepressivi. Comunque il suo avvocato Bochra Belhaj Hmida ha chiarito che la ragazza sta bene.

Poi Amina è tornata a dare sue notizie, spiegando cosa le è successo: “Mi hanno messo in macchina, spingendomi, tenendomi il collo bloccato e mi hanno schiacciata dentro la vettura, tenendomi bloccata. Mi hanno portato a casa, mi hanno rotto la Sim card del telefono. Hanno iniziato a picchiarmi, fino a quando mio padre non è intervenuto per fermarli, per difendermi. 'Smettetela di picchiare mia figlia', ha detto. E le botte sono finite. Ma a quel punto i miei familiari hanno deciso di portarmi in un piccolo villaggio, a tre ore di macchina da Tunisi. Ogni giorno incontravo persone a me sconosciute, mi obbligavano a leggere il Corano, anche se sapevano che io sono agnostica, mi obbligavano ad andare dall'imam ogni giorno. Poi mi hanno portata dallo psichiatra, sono stata obbligata a prendere dei farmaci, erano talmente forti le dosi che non sapevo più cosa facevo, dormivo tutto il giorno. Mi hanno poi portata di nuovo a Tunisi e sono stata di nuovo rinchiusa dentro casa, con la porta bloccata. Ieri finalmente sono riuscita a scappare”.

La giovane donna è tornata all’attacco con una nuova foto sul sito di Femen.org, ancora una volta a torso nudo e con la scritta: “Mai più lezioni di moralità”. Amina si è presentata il primo maggio a Tunisi, in occasione della Festa dei Lavoratori da parte del Congresso per la Repubblica, fiondandosi al centro della folla ed accusando gli esponenti politici di mentire al popolo e di pensare solo al proprio portafoglio. Solo l’intervento della polizia ha indotto la ragazza a fermarsi.

Via: laperfettaletizia.com


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