Via le magliette: le Femen al Lido Un docufilm le mette (quasi) a nudo

IL DOCUMENTARIO della Regista kity green

Via le magliette: le Femen al Lido
Un docufilm le mette (quasi) a nudo

Topless al photocall. Il ruolo oscuro di Viktor

VENEZIA - Via le magliette a favore dei fotografi e risposte ai lati oscuri emersi da un documentario che le racconta. Un gruppo di Femen - Inna e Sasha Shevchenko, Anna Hutsoi, Ievgeniia Kraizman, Iana Zhdanova, Iryna Serbina e Oksana Shacho - sono arrivate al Lido per presentare (fuori concorso) Ukraine is not a brothel, il doc della regista Kitty Green (australiana di madre ucraina). In topless al photocall, slogan scritti sulla pelle - Naked war (guerra nuda), Women are still here, il nome e il simbolo delle Femen. «Noi Femen siamo scappate dall'Ucraina e siamo felici di essere ora in un posto sicuro. È stato necessario perché la politica e i servizi segreti ucraini ci stavano attaccando molto duramente. Ora il nostro quartier generale è a Parigi ed abbiamo nel mondo altre 10 sedi» raccontano le attiviste.

IL RUOLO DI VIKTOR - Kitty Green ha passato un anno con cinque di loro, ha condiviso vita, azioni dimostrative e anche gli arresti, ma il suo non è un ritratto agiografico del movimento, poiché ne svela anche la contraddizione più stridente. Ovvero, la figura di Viktor Svyatskiy, l'uomo che si dichiara creatore e ideologo del movimento femminista celebre per le azioni dimostrative (anche in Italia, in Vaticano, a Milano, al seggio dove Berlusconi si era recato a votare) in topless di ragazze scelte con gli stessi criteri estetici delle modelle. L'uomo dà ordini a distanza, regista occulto, e che davanti alla regista rivendica platealmente un ruolo nella creazione del mito Femen: «Gli uomini fanno di tutto per il sesso: io ho creato il gruppo per avere delle donne. Spero che grazie al mio comportamento patriarcale loro rifiutino quel sistema che rappresento». Viktor? Non c'è più. «Victor non fa più parte del movimento da un anno - ha spiegato Sasha Shevchenko-: lui non ha fondato le Femen, era uno dei pochi componenti uomini e quando le Femen hanno cominciato ad essere più popolari ha pensato di poter prendersi più spazio, forse perché è un uomo. Avere a che fare con una persona come lui ci ha fatto capire ancora di più quanto sia necessario combattere il patriarcato. Non siamo più sotto il suo folle potere, ora lavoriamo fra donne».

S. U. 4 settembre 2013 | 15:00© RIPRODUZIONE RISERVATA

Via: cinema-tv.corriere.it


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