Mostra del Cinema di Venezia 2013: Rosi e il suo Sacro GRA e le …

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La settantesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia è ormai agli sgoccioli e con questa giornata ha esaurito le opere italiane del concorso ufficiale.

Mentre si attende domani la fine della competizione con Les Terrasses di Merzak Allouache, oggi è stata l'occasione per un evento che ha coniugato mondanità e impegno politico-sociale.

Al Lido sono infatti sbarcate alcune attiviste delle Femen, per una volta non in versione nature ma coperte da alcune magliette promozionali. Il gruppo femminista di protesta è arrivato a Venezia per presentare il documentario Ukraine is not a Brothel - ovviamente incentrato sulla loro storia, ideologia e imprese - firmato dall'australiana Kitty Green.

Il film, che è stato girato nell'arco di un intero anno durante il quale la regista ha convissuto con le amazzoni, racconta fedelmente luci, ombre, forza e contraddizioni delle Femen: scaturite come una forza propulsiva contro la tradizione patriarcale prima dell'Ucraina e poi dell'intero globo, le prime protagoniste della rivolta desnuda sono state reclutate proprio da un uomo, Viktor Svyatskly, che usava con loro metodi e atteggiamenti contro i quali effettivamente le donne del gruppo si sarebbero scagliate a torso nudo.

Ora Svyatskly è stato estromesso dall'organizzazione, ma permangono ancora dubbi riguardo all'efficacia dell'azione situazionista delle Femen, intorno ai finanziatori delle azioni di disturbo e in merito alla direzione che dovranno prendere per non cadere preda dei media che intendono sfruttare commercialmente la loro missione.

Grande successo poi per Sacro GRA di Gianfranco Rosi, documentarista italiano ma dal piglio internazionale, autore proprio del secondo dei due film non di finzione che per la prima volta (se si esclude Capitalism: A love story di Michael Moore) sono stati ammessi al concorso di Venezia. Il cineasta, partendo dall'esperienza del paesaggista Nicolò Bassetti, che il Raccordo Anulare se l'è girato a piedi, e dalle suggestioni de Le città invisibili di Italo Calvino.

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Il film è una nuova ricognizione socio-antropologica, non priva di ironia così come di empatia, di persone-personaggi che vivono ai margini dell'enorme tangenziale romana: come accadeva per i barcaioli indiani di Boatman e il killer messicano anonimo El Sicario Room 164, Rosi punta la macchina da presa su uno scenario incredibile eppure tremendamente umano. In molti lo inseriscono nel novero dei possibili vincitori (che a questo punto possono iniziare a uscire allo scoperto: Tsai Ming-liang, Stephen Frears e Philip Groning).

Foto: Getty Images


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